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Fabrizio Grifasi

I paesi scandinavi tra jazz e musica elettronica


Ormai consolidato in una posizione di rilievo sulla scena europea, il jazz nordico si affaccia alla ribalta del Romaeuropa Festival con cinque formazioni che, oltre ad offrire una rappresentanza a tutti i paesi scandinavi, sono esemplari delle più recenti tendenze sonore, dirette soprattutto verso la contaminazione con l’elettronica. Aprono il ciclo di serate al Teatro India due gruppi norvegesi, i Supersilent, nati dall’incontro, sul palco del Bergen Jazz Festival, dei Veslefrekk con il “manipolatore sonoro” Helge Sten e Karta, band guidata dal trombettista tedesco Markus Stockhausen (figlio di Karlheinz). Il 3 novembre si esibisce il trio del danese Nils-Henning Ørsted Pedersen, classe 1946, figura storica del panorama jazz nordico che nella sua lunga carriera ha avuto modo di collaborare con musicisti del livello di Oscar Peterson, Dexter Gordon, Joe Pass o Sonny Rollins; per il concerto di chiusura salgono invece sul palco lo Svensson Trio, dalla Svezia, la cui fama è già stata sancita da un Grammy Award nel 1997, ed i finlandesi Rinneradio, forse la formazione più all’avanguardia della kermesse, capace di mescolare jazz, ambient e hardcore, avvalendosi di un contributo decisivo dell’elettronica e di diverse sperimentazioni multimediali.

QUELL’ORIGINALE JAZZ TUTTO EUROPEO
di Fabrizio Grifasi

C’era una volta un tempo in cui era evidente e normale in Europa che il jazz fosse un monopolio tipicamente americano. D’altra parte se è vero che i cromosomi di questa musica hanno le loro origini nelle radici afro-americane, l’associazione “jazz = Usa” era quanto di più ovvio si potesse immaginare. Probabilmente, oggi un’affermazione del genere risulta obsoleta, o quanto meno relativizzata, alla grande parte del pubblico e della critica nel vecchio continente.
Per una strana alchimia, e dopo tanto lavoro, infatti, molto del jazz di grande livello che si suona e consuma in Europa non è più “solo” americano, ma in tutto e per tutto europeo.
Questa considerazione, che appare evidente anche solamente nel leggere le programmazioni delle centinaia di festival in giro per il nostro continente, non si riferisce in maniera semplicistica ai nomi delle formazioni e degli esecutori, ma soprattutto alla qualità della musica che questi musicisti creano ed interpretano.
E questa tendenza non è ascrivibile puramente ai nostri tempi di “suono mondiale”, conditi spesso da colonne sonore quotidiane, omogenee da San Francisco agli Urali ed oltre, ma è un processo che nasce in tempi in cui non si sospetta di essere stati influenzati da dosi massicce di “contaminazioni e migrazioni musicali” più o meno alla moda.
In particolare può sorprendere che tanta parte del miglior jazz europeo suonato negli ultimi decenni provenga da artisti nati e cresciuti, anagraficamente ed artisticamente, nei territori Scandinavi, più avvezzi al contatto con temperature polari, sicuramente ed inequivocabilmente non alla ricerca di radici “afro” o non impegnati nello sviluppo di una interiorità di matrice “crossover”. Il che poi non impedisce a questi stessi artisti nordici di regalarci delle grandi emozioni grazie alla loro musica, ma anche rendendosi disponibili ad incontri inusuali in termini sonori e talvolta temporali.
Prendiamo quindi atto che esiste, ed è fortemente consolidato, un jazz nordico, in cui la presenza di artisti norvegesi è notevole per qualità e quantità, cresciuto e promosso soprattutto grazie all’intuito ed alla visionarietà di Manfred Eicher e della sua etichetta ECM e di altre giovani e dinamiche case discografiche locali. Questi musicisti rappresentano e suonano un jazz originale, specifico, di grande esigenza e creatività, hanno un pubblico internazionale devoto ed attento, sono aperti ad incontri ed avventure musicali nomadi anche al di fuori del loro specifico terreno di creazione.
A questo humus musicale, appartengono gli artisti delle cinque formazioni – Supersilent, Karta, Nils-Henning Ørsted Pedersen, Svensson Trio e Rinneradio – presentati a Roma dal 1 al 4 novembre, negli spazi post-industriali del Teatro India per il Romaeuropa Festival, in rappresentanza di Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca.

Il panorama fornito, pur nel limite numerico dei concerti, è sufficiente per parlare di alcune linee artistiche in atto oggi nel jazz nordico.
I Supersilent, che aprono la rassegna, pluripremiati negli ultimi anni, appartengono ad un filone più acido e forte, grazie a sonorità che rimandano a momenti forti di incontro tra il jazz ed il rock.
Band in grande ascesa, con già numerosi tour effettuati, offre un set energico e vibrante, entusiasmante, di impatto sonoro e qualità tecnica. I Supersilent sono il gruppo più rappresentativo dell’etichetta discografica “Rune Grammophon”, distribuita dalla Ecm, attualmente molto attiva nel proporre un ricambio di sonorità e di progetti musicali.
Karta è invece un progetto specifico nato dall’incontro di tre musicisti di grande successo, ovvero Markus Stockausen, Arild Andersen, Terje Rypdal, appartenenti a paesi diversi (Germania, Norvegia, Francia) ed immersi in atmosfere più rarefatte, con suoni dilatati dalle architetture avvolgenti ed iperboree. Insomma una piccola dimostrazione dell’estetica e della pratica musicale sviluppata dalla Ecm in questi vent’anni di lavoro.
I due trio, quello guidato da Nils-Henning Ørsted Pedersen e quello di Esbjörn Svensson, sono rappresentativi di una linea di grande virtuosismo, e forse di una visione musicale che guarda oltre oceano, anche per le esperienze e gli incontri musicali fatti. Soprattutto Nils-Henning Ørsted Pedersen ha, infatti, suonato in session con alcuni famosi musicisti americani quali Oscar Peterson, Joe Pass, Stephane Grappelli, Johnny Griffin e molti altri.
I RinneRadio invece rappresentano l’ultimissima generazione di musicisti, che lavora utilizzando disinvoltamente strumentazione classica ed elettronica, giradischi e manopole, suoni campionati e videoproiezioni, in un mix perfettamente immerso nel nostro tempo presente, quindi un suono divertente ed internazionale.
Queste, dunque, le nuove concezioni del jazz.

Rassegna stampa

“Sono qui per un festival nel festival: tre giorni di musica del Nord (Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca) organizzata dal Romaeuropa Festival, rassegna/avamposto della cultura off, fuori dal mucchio dei grandi nomi che piacciono tanto alla Roma generona della nuova nomenkletura: collettoni, cravattoni, basettoni, carrozzoni, sala gremita di teste bionde e scampoli di una città che non ha perso la voglia di conoscere, integrare, applaudire. […] Musica democratica, quella scandinava, che abbraccia improvvisazione, techno, classica e rock con serena onnivoracità, perché libera sia dai cliché dell’Europa in doppiopetto della musica colta, che dall’esasperato commercio dell’hamburger con un po’ di swing sopra con cui il mercato americano ci sta recentemente abbindolando. Sentirli suonare (occasione rara, ahimé, in Italia) forse è un po’ più che assistere a un concerto: significa entrare in contatto con un mondo ancora eco-compatibile, rispettoso del cittadino, che non si vergogna del proprio enciclopedismo musicale, e che ci guarda incuriosito perché, intirizziti, abbiamo già tirato fuori i cappotti”.
(Francesco Mandica, Inverno a Roma. È tempo del jazz che viene dal freddo, l’Unità, 4 novembre 2001)

Crediti

SUPERSILENT
Interpreti Ståle Storløkken (sintetizzatore), Arve Enriksen (tromba e live electronics), Jarle Vespetad (batteria), Helge Sten
1 novembre

KARTA
Interpreti Markus Stockhausen (tromba, corno), Arild Andersen (contrabbasso), Patrice Héral (percussioni), Terje Rypdal (chitarra elettrica)
2 novembre

NILS-HENNING ØRSTED PEDERSEN TRIO
Interpreti Nils-Henning Ørsted Pedersen (contrabbasso), Ulf Wakenius (chitarra), Adam Nussbaum (batteria)
3 novembre

ESBJÖRN SVENSSON TRIO / RINNERADIO
Interpreti (Svensson Trio) Esbjörn Svensson (pianoforte), Dan Berglund (basso), Magnus Öström (batteria)
Interpreti (RinneRadio) Tapani Rinne (sax soprano), Zarkus Poussa (percussioni), Smoju Paju (mixing), VSA (video)

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