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José Montalvo / Dominique Hervieu

Babelle heureuse


Photo © Piero Tauro

La forza creativa di José Montalvo e Dominique Hervieu ha dato forma negli anni ad una visione della danza insieme ludica e rigorosa, in cui il coinvolgimento emotivo del pubblico rimane un obiettivo irrinunciabile. Premiata dal successo tributato loro in tutto il mondo, la coppia torna al Romaeuropa Festival con un lavoro, Babelle Heureuse, che già dal titolo allude a un mélange allegro e vitale, in linea con lo spirito di una compagnia che della multiculturalità ha fatto la sua bandiera e la sua spinta propulsiva: sul palcoscenico possono infatti convivere due musicisti iraniani, Saied Shanbehzadeh e Habib Meftahboushehri, le note di Bach e Vivaldi, le danzatrici antigliesi, gli hip hopper maghrebini, i contorsionisti e i capoeristi. L’obiettivo dichiarato di Montalvo e di questa travolgente fusione di stili è naturalmente costruire una nuova utopia della tolleranza, una Torre di Babele che non è più rivolta verso il cielo ma verso la terra, ovvero un invito a riscoprire la diversità come motivo di forza e non di conflitto.

 

Direzione artistica e ideazione video José Montalvo
Coreografia José Montalvo e Dominique Hervieu
Assistente alla coreografia Bobo Pani
Musica musica tradizionale persiana, Johann Sebastian Bach (Badinerie, Suite N.2 in Si minore – BWV 1067, Concerto Brandeburghese N.3 in sol maggiore – BWV 1048), Antonio Vivaldi (Concerto per violino in mi minore).
Luci Vincent Paoli
Costumi Alexandra Bertaut

Interpreti (danzatori) Arlequin, Guillaume Bordier, Olivier Cauzinille, Court-Circuit, Clarisse Doukpe, Ahmed El Jattari, Léopold Gnahore, Lino Khris, Blaise Kouakou, Isaac Lartey, Chantal Loïal, Mélanie Lomoff, Les Mandragores, Achille Monbohi Doh, Mokhtar Niati, Sabine Novel, Merlin Nyakam, Nicolas Peper
Interpreti (musicisti) Saied Shanbehzadeh, Habib Meftahboushehri

Produzione Centre Chorégraphique National de Créteil et du Val-de-Marne, Compagnie Montalvo-Hervieu, Maison des Arts et de la Culture – Créteil, Théâtre National de Chaillot, Théâtre National de Bretagne, BITE : 03 Barbica London, Atelier Chorégraphique National/Le Théâtre/Scène Nationale de Narbonne, Romaeuropa Festival, Het Muziektheater Amsterdam. Con il sostegno di Mécénat de la Caisse des Dépôts et Consignations, Théâtre de Namur, Studi tecnologici della Maison des Arts de la Culture – Créteil/Charles Carcopino e Manège/Scène Nationale de Maubeuge

 

SU BABELLE HEUREUSE
di José Montalvo e Dominique Hervieu

In questa nuova creazione abbiamo, per la prima volta, musicisti live in scena. Sono Saeid Shanbehzadeh e Habib Meftahbousheheri, vengono dall’Iran ed hanno reinventato alcuni canti tradizionali della loro terra.

Questo spettacolo somiglia a un racconto, ad una fiaba nella quale un giovane iraniano, portatore di una grande cultura a noi pressoché sconosciuta, incontra una danzatrice di Parigi che ama il Barocco. Corpi, immagini, dipinti, tutto si incontra con loro. Babelle Heureuse è una allegoria: abbiamo creato una commedia musicale che contiene echi della poesia sonora e dei testi dadaisti. Tutti i danzatori canteranno e, con l’arrivo dei musicisti, è come se la pratica della fusione di stili e culture si aprisse a tutti gli ambiti. Ed è un lavoro nel quale la simbiosi fra danza e musica è forte come mai prima. Questo spettacolo è una amplificazione dei precedenti: anche se ciascuno possiede una propria autonomia, risuonano l’uno nell’altro. Sogniamo di poter rappresentare, in un’unica notte, tutti i nostri spettacoli.

Vogliamo che la nostra danza sia condivisa, ma anche che sia un luogo concreto e sensibile che permetta a ciascuno di appropriarsene per il tramite delle sue avventure artistiche. Il nostro desiderio è quello di creare una nuova identità che si arricchisca con l’incontro di modi di pensare, culture e sensibilità diverse. I lavori che elaboriamo con la compagnia sono un modo per dimostrare che la danza può, a poco a poco, creare l’identità di una città, ma anche di un popolo, perché rende possibile un modo nuovo di incontrarsi e di trovare se stessi. Babelle Heureuse ne è un esempio.

 

MUSICHE DALL’IRAN
di Gioia Costa

Le musiche del Bu¯sher, provincia del sud dell’Iran, sono ricche di fortissime eredità culturali. Il Bu¯sher è il maggior porto del paese, e nei secoli ha accolto un gran numero di immigrati, arabi, indiani, africani, armeni, ebrei. È emblematico constatare oggi che lo strumento simbolico della regione, il dammân, è una acclimatazione di un tamburo indiano, e che il bough, una tromba realizzata con un corno di gazzella, ha una origine chiaramente africana.
Le musiche Busheri hanno carattere sia profano che religioso; ma gli stili di canto più frequenti sono lo yazieh, influenzato dalla musica africana e accompagnato dal battito delle mani ritmato e dalla danza collettiva, il tarâne, canto le cui melodie rimandano alle più antiche tradizioni musicali della regione, e il charveh, forma musicale anche questa antichissima, usata in genere per le canzoni d’amore. Il charveh è accompagnato dal ney-anbân, cornamusa a due flauti di canna, e dal ney-djofti, doppio flauto suonato secondo la tecnica del soffio circolare che crea suoni dalle infinite sfumature. A questi canti si aggiungono spesso musiche di trance, eseguite sul ritmo di uno strumento a percussione ottenuto da un tronco d’albero scavato e ricoperto di pelle di capra tesa, la cui suggestione è arrivata oggi fino a Teheran.
José Montalvo e Dominique Hervieu hanno incontrato Saied Shanbehzadeh e Habib Meftahbousheheri lo scorso anno: ed hanno chiesto loro di arricchire con le loro suggestioni lo spettacolo che presentano al Romaeuropa Festival.
In Babelle Heureuse gli echi che vengono da ritmi, culture e strumenti a noi sconosciuti, amplificando il carattere di incontro fra culture e sensibilità diverse che la compagnia ricerca in ogni spettacolo.

 

Rassegna stampa

“Uno spettacolo composto di allegria e fantasia. Leggerezza, giovinezza, impertinenza e spontaneità. Rispetto ad altre “prime”, si avvertiva addirittura un salto di qualità espressivo, con i musicisti live in scena, Saied Shanbehzadeh e Habib Meftahboushehri, dai nomi difficili e dalla grazia globale a portata di mano. Il gesto era esaltato dal suono degli strumenti bucolici, sullo sfondo di verosimili passeggiate su e giù, in linea verticale, lungo le pareti del palco. Pareti traversate dalla proiezione di cavalli, conigli e tigri. Una petulante oca-gigante, e tante piccole oche (vere) strette tra le braccia dei ballerini. Tra le cose da tenere a mente, l’esilarante diversità dei personaggi. L’ironia della costumista Bertaut. La follia seduttiva delle ragazze-gorgheggianti-e-volanti, i salti compiuti a dispetto della legge di gravità – ora a testa in giù, ora a testa in su – e, sempre, in perfetta simbiosi, volando veloci all’insegna dell’acrobazia. Volando per divertimento, umorismo e professionalità. Volare facendo ridere. Che meraviglia”.
(Mya Tannenbaum, “Babelle” sfida la legge di gravità, Corriere della Sera, 15 novembre 2002)

“Questa Babelle heureuse è proprio una Babele di modi, di proiezioni, di etnie, di culture guidate da due musicisti iraniani i cui nomi porterebbero via tutto lo spazio. È una sfilata, una girandola veloce, mai un momento di stanchezza, un divertissement contemporaneo. C’è, di tutto e di più. Da Bach, sempre preponderante in questi spettacoli, all’aria di Susanna dalle Nozze di Figaro di Mozart, cantata senza accompagnamento, ma è da ascoltare l’esperto al riguardo. Comunque, volendo trovare oggi una cifra allo spettacolo coreografico è impresa altrettanto disperata alla ricerca che si fa del nuovo a tutti i costi per cambiarlo. L’effetto è sortito: spasso e sorpresa a braccetto. Un trionfo di applausi, da non mancare”.
(Alberto Testa, La Babele del balletto di Montalvo-Hervieu, la Repubblica, 15 novembre 2002)

“Quello che più affascina il pubblico è la perfetta interazione tra le immagini filmate e il movimento dal vivo. Animali di ogni foggia e grandezza (oche, conigli, tigri, cavalli, camaleonti) sembrano dialogare a distanza ravvicinata con i giovani interpreti della tribù del villaggio globale che si esibiscono in nonsense, in piccole scenette ludiche rubate quasi al linguaggio popolare della circense clownerie. E le musiche, dal barocco a Mozart ed all’etnico di diversi continenti, non sono da meno delle danze per varietà ed efficacia.
Resta, al di là del raffinato e travolgente spettacolo, la sensazione, anzi il messaggio che vivere sul globo tutti insieme si può, anzi si deve, pur nel rispetto delle tradizioni locali e nazionali. Forse più un sogno che un’utopia, questo della pacifica integrazione multirazziale, ma un sogno realizzabile da uomini di buona volontà. Tuttavia qui il messaggio di fondo traspare per fortuna solo in via subliminale dietro il divertimento di uno spettacolo mozzafiato, incessante, scorrevole, divertente, che riconcilia con la produttività coreografica contemporanea. Tutti divertono e si divertono, perché solo così si coinvolge il pubblico, che alla fine interagisce a sua volta con la troupe, cantando e scandendo ritmicamente gli applausi”.
(Lorenzo Tozzi, Balli e canti nella Babele di Montalvo, Il Tempo, 16 novembre 2002)

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