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SIDI LARBI CHERKAOUI

Foi


Photo © Piero Tauro

Foi è un’opera di danza, musica e recitazione che s’impegna a resuscitare e complicare i segni della tradizione medioevale, già penetrata in passato con profondità e costanza dal giovane coreografo belga-marocchino Sidi Larbi Cherkaoui.
In Foi s’intrecciano le linee di una ricerca sull’uomo che trascende il tempo e lo spazio, benché lo spettacolo abbia coordinate spazio-temporali (sia le musiche che i canti popolari sono fedeli recuperi dalla cultura del XIV secolo) rigorosamente medioevali. I secoli bui diventano una dimensione da esplorare attraverso la storia e l’individuo, nelle pieghe di movimenti scavati con attenzione dai performers della compagnia di Platel, scanditi da musiche e canti d’epoca eseguiti dalla Capilla Flamenca, meraviglioso ensemble votato alla musica polifonica del XV e XVI secolo.
Musica polifonica e colta e canti popolari si intrecciano, evocando lo spirito di un secolo che non c’è più se non nelle tracce della nostra memoria collettiva. Una tensione filologica insistita spinge i corpi indietro nell’inconscio della odierna società contemporanea; il disegno dei movimenti si nutre di un inquieto istinto di sopravvivenza, che attraversa le epoche per preservare la razza umana, nnostante tutto.
Lo spettacolo lascia scorrere i tentativi di restaurare la dimensione esistenziale di una fede allora così viva, profonda e mistica, contemplata oggi con curiosità e sorpresa e scrutata attraverso movimenti divinatori e riverberi di musica antica.
L’ironia di Foi sostiene questa resurrezione, mantiene più vivi e vicini i fantasmi evocati, li condensa e li trasforma in materia con movimenti ondulati di corpi che s’intersecano, gesti fluidi e azioni perpetue. Con la sua leggerezza, l’inventiva, l’ironia e la malinconia, Foi è un esempio sensibile, fatto carne, di come il palese primato del “dubbio” possa trasformarsi in una nuova “fede”, ma anche di come, quel medioevo di “credenze” possa essere troppo pericolosamente vicino all’oggi.

Regia e coreografia Sidi Larbi Cherkaoui
Scene Rudus Didwiszus
Design luci Jeroen Wuyts
Luci Carlo Bourguignon
Suono Eddy Latine
Costumi Isabelle Lhaos
Fotografia Kurt van der Elst
Supervisione tecnica Koen Bauwens
Stage Manager Wim Van De Cappele
Couching Christine De Smedt, Isnel da Silveira
Production tourmanagement Iris Raspoet, Lies Vanborm
Assistente di produzione Veerle Gevaert
Musicisti e voci Marnix De Cat, Jan Caals, Lieven Termont, Dirk Snellings, Liam Fennelly, Jan Van Outryve, Jowan Merckx
Creato e interpretato da Christine Leboutte, Joanna Dudley, Lisbeth Gruwez, Ulrika Kinn Svensson, Erna Ómarsdóttir, Laura Neyskens, Darryl E. Woods, Damien Jalet, Nicolas Vladyslav, Nam Jin Kim, Marc Wagemans
Produzione Les Ballets C. de la B.
Co-produzione Schaubühne am Lehniner Platz Berlino, Théâtre de la Ville Parigi, Monaco Dance Forum, Holland Festival Oude Muziek & Springdance/works Utrecht, Vooruit Art Center Gent, Stedelijke Concertzaal De Bijloke Gent, Soth Bank Centre Londra, Tanzquartier Vienna, PACT Zollverein Essen/Choreographisches Zentrum NRW.
Con il sostegno del ministero della Comunità Fiamminga, Stad Gent, Provincia Oost-Vlaanderen, Lotteria Nazionale.
Un ringraziamento a Theater Stap, Etienne De Grave, Peter De Blieck, Raven Vanden Abeele, Alamire Foundation, Ted Stoffer, Frédéric Denis, Iris Raspoet, Bérengère Alfort.
Si ringrazia per il sostegno Philip Morris Italia
Prima italiana

MEDIOEVO CONTEMPORANEO: UN COLLOQUIO CON SIDI LARBI CHERKAOUI
di Paola Pariset

Sidi, di quale fede vuol parlare in questo spettacolo di musica, danza, recitazione?
Non solo di quella religiosa, che è evocata dalla musica polifonica fiamminga del XIV secolo, eseguita in scena dalla Capilla Flamenca, ma anche della fede, per esempio, nel denaro, oppure in se stessi. In tal senso il Medioevo non è dissimile dall’oggi. In esso esistevano le epidemie, le crociate: oggi abbiamo l’Aids, la guerra in Medio Oriente. I due mondi interferiscono continuamente nello spettacolo.

Cosa si salva?
L’amore degli esseri l’uno verso l’altro, oltre che il positivo mescolarsi delle esperienze e delle culture, proprio come oggi.

Perché oltre alla polifonia medioevale eseguita dal celebre complesso Capilla Flamenca, lei ha fatto ricorso alla musica popolare di Sicilia e Sardegna, raccolta e studiata da Christine De Smedt?
Perché sono contro le gerarchie: accanto alla musica scritta ho voluta quella orale, anonima, che è altrettanto significante. Così come il passato non è più importante né migliore del presente. Fra i ballerini, c’è anche Mark Wagemas, che ha la sindrome di Down: io ho imparato molto da lui, non lo conto fra i ‘minus validi’, ma tra quelli che possiedono una diversa validità.

Qualche personaggio che non appartiene al Medioevo né all’oggi?
Gli angeli: giungeranno in scena quando si udranno i cori angelici medioevali e si mescoleranno ai danzatori e agli attori.

(Paola Pariset, Medioevo contemporaneo, Il Giornale d’Italia, 7 novembre 2003)

Rassegna stampa

“Non dispiaceva neanche l’assunto del titolo Foi (Fede) come rilettura della religiosità bigotta e superstiziosa del Medioevo, con i suoi flagellanti, ma anche con la sua coercizione, la insita violenza sui corpi e la mortificazione della carne. Insomma una allegoria sulla fragilità ed instabilità umana, innanzitutto corporea, tanto da evocare alla fine la bomba atomica in un salto davvero epocale. Molte immagini cariche di simboli, ma non sempre di significati, si affastellano confusamente come in un nosocomio da malati di mente, entro un angolo grigio di un anonimo stanzone. Uomini e donne nudi, Adamo ed Eva, una donna di colore che sembra una caricatura di Montesano (la stralunata signorina inglese di “molto pittoresco”), copule in scena, corpi manipolati, violentati, movimenti narcotizzanti e ripetitivi, danze del ventre, persone come birilli da abbattere, flagellanti, pungiball umano e la solita situazione da day after con gli stralunati sopravvissuti alla catastrofe nucleare con una tela di ragno che alla fine sbarra loro l’unica via di fuga. Insomma se l’intento era di avvicinarci le assurdità del Medioevo (non sempre così buio come ce lo fanno immaginare) attraverso il contemporaneo l’intento è perfettamente riuscito. Il Medioevo, l’età per (errata) definizione dei secoli bui, in effetti siamo noi. Ma anche questo già lo sapevamo”.
(Lorenzo Tozzi, Danza, dai flagelli del cupo Medioevo al disastro atomico, Il Tempo, 10 novembre 2003)

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