>

In: News

Learn & watch è un focus sui maggiori coreografi in programma per Romaeuropa Festival 2018 dedicato agli allievi dell’Accademia Nazionale di Danza.

 

Romaeuropa, in collaborazione con l’Accademia, permette agli studenti di fare un percorso di formazione che parte dalla pratica, passa per l’incontro teorico e culmina con la visione degli spettacoli.

 

Il punto di partenza dell’apprendimento sono le Masterclass condotte dai coreografi nelle aule dell’AND, strumento che permetterà agli studenti di sperimentare dal vivo le tecniche, l’arte coreutica e le modalità di lavoro dei singoli artisti. L’incontro teorico e la visione dello spettacolo che succederanno all’esperienza pratica completeranno il percorso dando il quadro completo della poetica degli ospiti di REf18.

La partecipazione all’intero percorso formativo riconoscerà agli studenti iscritti n. 2 crediti formativi.
La visione degli spettacoli prevede l’acquisto di un abbonamento dedicato, del costo di € 35.

 

Per informazioni e iscrizioni contattare la Segreteria Didattica dell’Accademia Nazionale di Danza.

Per la prima volta a Romaeuropa Festival, la coreografa cinese Wen Hui, accompagnata dalla compagnia di danza contemporanea Living Dance Studio Beijing porta in Italia una documentary performance su cosa è stato e su quello che è rimasto dei balletti rivoluzionari maoisti, lavorando in particolare su “The Red Detachment of Women”.

 

La coreografa costruisce al Teatro Vascello un racconto fatto di memorie corporee, facendo incontrare sulla scena le danzatrici contemporanee della compagnia pechinese con le interpreti del repertorio tradizionale. Con l’occasione Romaeuropa, in collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo e l’Istituto di Studi Orientali (ISO) dell’Università La Sapienza organizza un incontro aperto al pubblico il 9 ottobre alle ore 10:00 presso l’Edificio Marco Polo (ex Sede Poste di San Lorenzo, Circ. Tiburtina, 4).

 

Durante l’incontro, condotto dai docenti Paolo De Troia e Vito Di Bernardi, sarà possibile entrare in contatto con la cultura e la storia recente cinese e con le sue tradizioni artistiche, grazie all’apporto di professori e studiosi di ambito sia storico-culturale, sia performativo. L’appuntamento vedrà inoltre la partecipazione della coreografa e di alcune delle danzatrici che, attraverso alcuni momenti dimostrativi aiuteranno relatori e pubblico a interrogarsi sul tema della trasmissione di saperi corporei e della loro trasformazione di generazione in generazione.

 

 

Inoltre, dal 10 al 12 ottobre presso il Mattatoio, i danzatori e studiosi di discipline dello spettacolo Lu Zheng e Churui JIang della Lu Zheng Dance Academy conducono un workshop di danza contemporanea cinese. Un modo di approfondire ancora di più l’argomento, facendone esperienza sul proprio corpo, in vista della successiva visione dello spettacolo RED – A Documentary Performance, in scena al Teatro Vascello il 13 e 14 ottobre.

 

 

 

 

 

 

Virgilio Sieni, coreografo da sempre impegnato nella ricerca sul gesto, e Mimmo Cuticchio, massimo rappresentante della tradizione del cuntu siciliano e dell’Opera dei Pupi, incontrano studenti e pubblico il 14 novembre alle 11:30 presso le ex Vetrerie Sciarra – Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo dell’Università La Sapienza. L’incontro sarà condotto dal Professor Vito Di Bernardi, studioso di danza moderna e contemporanea e vedrà la partecipazione del Professor Guido Di Palma, storico del teatro.

 

Sieni e Cuticchio hanno lavorato sull’anatomia della marionetta e sulle possibilità che il corpo del danzatore ha di appropriarsi di tecniche e azioni considerate superficialmente ‘non umane’. Come sulla scena, nello spettacolo Nudità in programma per REf18 al Teatro India dal 13 al 15 novembre, dialogheranno tra loro dando la possibilità al pubblico di scoprire la ricerca svolta in questo particolare ambito in cui la danza incontra l’Opera dei Pupi, l’uomo, la marionetta, attraverso un processo di trasmissione e ascolto bilaterale.

 

«In diverse culture teatrali e di danza dell’Asia, marionette, pupi, pupazzi e bambole hanno indicato nei secoli ad attori e danzatori la possibilità di esser posseduti da un movimento e una grazia proveniente da un’altra Mente. Non diversamente in Europa drammaturghi e scrittori come Von Kleist e Pirandello, registi teatrali come Gordon Craig e Artaud, coreografi come Schlemmer e Alwin Nikolais hanno guardato al movimento delle marionette e dei fantocci come esempio e simbolo di un teatro essenziale o dei principi essenziali». Vito Di Bernardi

 

 

 

La trentatreesima edizione del Festival inaugura una nuova partnership con Robinson, l’inserto domenicale di cultura di Repubblica, nel segno di talk e dibattiti sui temi che attraversano Between worlds.

 

Robinson in scena è uno spazio dedicato al pensiero e alle sue differenti declinazioni, abitato dai grandi temi dell’attualità, della cultura, del giornalismo e della creazione artistica internazionale e animato dal confronto tra sguardi, voci e pratiche differenti. Dalla questione africana osservata attraverso lo sguardo autorevole dello studioso ed economista Felwine Sarr a quello sul colonialismo francese in Vietnam portato in scena dalla giovane Caroline Guiela Nguyen.

 

Dalla distruzione di Aleppo affrontata con poesia dal coreografo Omar Rajeh, a quella di Curon evocata sulle note di Arvo Pärt da Filippo Andreatta, per approdare a un approfondimento su un gigante della storia della musica come Frank Zappa. Un viaggio esplorativo tra le complesse geografie del presente e le sue storie.

 

 

Point of view è un nuovo progetto di Alternanza Scuola Lavoro che la Fondazione Romaeuropa propone quest’anno ai Licei e Istituti scolastici superiori romani. L’obiettivo principale è quello di immergere i ragazzi in un contesto che nella maggior parte dei casi non conoscono, lo spettacolo dal vivo, ma da un punto di vista nuovo: quello dell’organizzatore dell’evento.

 

Per questo la conduzione dei laboratori verrà affidata al progetto di Dominio Pubblico, realtà che da diversi anni si occupa di formazione del pubblico e sviluppa progetti di audience development rivolti a ragazzi che vogliano sperimentarsi in un percorso da spettatori attivi, finalizzato anche alla conoscenza delle arti sceniche e all’orientamento professionale nell’organizzazione e gestione di eventi culturali. Dominio Pubblico coordinerà i gruppi di ragazzi coinvolti in una redazione che creerà contenuti di comunicazione che alimenteranno i canali social delle piattaforme di Romaeuropa Festival.

 

Attraverso l’incontro con lo staff di Romaeuropa Festival, gli studenti scopriranno ciò che avviene fuori dalla scena e che permette, nel momento in cui l’artista sale sul palcoscenico, la buona riuscita dell’evento. Impareranno che un evento è ben riuscito se l’allestimento è fatto a dovere, se si è comunicato adeguatamente al pubblico che poi ha deciso di acquistare il biglietto, se l’accoglienza degli artisti, degli ospiti e degli spettatori è stata ben curata e se nei giorni successivi se ne continuerà a parlare su giornali e riviste web. Si trasformeranno in giovani comunicatori e reporter, potranno sperimentarsi nell’ideazione e messa in atto di strategie di comunicazione.

 

Quest’anno il progetto prevede il coinvolgimento di 3 istituiti scolastici diversi, all’interno dei quali verranno selezionati un massimo di 15 studenti per ogni scuola. Ognuno dei tre gruppi di ragazzi seguirà e parteciperà a uno dei tre focus programmati all’interno di Romaeuropa Festival 2018: Anni luce, dedicato alle nuove generazioni del teatro italiano, Dancing days, sui giovani coreografi europei, e Digitalive, nuovo format dedicato alle performance basate sull’uso di strumenti digitali.

Tornano le masterclass per danzatori in collaborazione con European Dance Alliance-Valentina Marini management presso DAF Dance Arts Faculty, tenute dalle principali compagnie internazionali ospiti di REf18.

Quest’anno saranno le compagnie Sharon Eyal/Gai Behar L-E-V, Hofesh Shechter Company e Cecilia Bengolea & Francois Chaignaud a trasmettere tecniche e modalità di lavoro ai danzatori che decideranno di partecipare.

 

L’intento delle Masterclass è quello di creare da una parte un momento unico di studio e lavoro diretto insieme a coreografi e danzatori, dall’altra accompagnare tutti i professionisti partecipanti alla visione dello spettacolo in programma per Romaeuropa Festival 2018 presentato dagli stessi artisti.

• Numero massimo partecipanti:
25 per ogni appuntamento

 

• Info e prenotazioni:
produzione.spellbound@gmail.com

 

• Agenda:

 

Hofesh Shechter Company terrà due masterclass distinte e autonome,
non è quindi obbligatorio seguire entrambe le lezioni.
La partecipazione a entrambe richiede il pagamento di due quote di iscrizione.

 

• Tutte le Masterclass si svolgono presso:
D.A.F. – Dance Arts Faculty c/o Lanificio Factory
Via di Pietralata, 159, 00158 Roma

 

• Costo delle singole Masterclass:
€ 25
25% di sconto sull’acquisto dello spettacolo legato alla compagnia che ha tenuto la Masterclass

Cosa c’è al centro di mondi differenti e, solo in apparenza, lontani? Per la trentatreesima edizione di Romaeuropa Festival al centro ci sono le storie, tutte le visioni e suoni dei suoi 300 artisti ospiti. Al centro c’è la danza, il teatro, l’arte visiva analogica e digitale, la performance e lo spettacolo dal vivo, come strumenti e mezzi in grado di mettere in comunicazione idee e realtà agli antipodi. Dal 19 settembre al 25 novembre quattro continenti convergono tutti al centro della città eterna, trasformando Roma nel cuore dello scambio tra mondi, tra diversità culturali e geografiche, che si amalgamano in una sola, grande narrazione, che noi chiamiamo Romaeuropa Festival 2018.

 

Dopo il successo delle prime due edizioni, REf18 meets Danzaeffebi torna a dare la possibilità a 6 ‘spettatori speciali’ di seguire la danza presente al festival da più punti vista e in forma totalmente gratuita: la visione degli spettacoli, la partecipazione a incontri di approfondimento, l’osservazione dei coreografi a lavoro.

 

Il progetto è aperto a tutti, appassionati, studiosi, danzatori, insegnanti, spettatori impegnati. Non ci sono vincoli di età né è richiesto un particolare background, ma un interesse e una conoscenza del mondo della danza unite alla voglia di condividere il proprio punto di vista.

 

La Call selezionerà i 6 partecipanti secondo i seguenti parametri, indicativi e non vincolanti:

 

• 3 spettatori veri (che NON lavorano e/o studiano professionalmente nel mondo della danza)

• 1 studente universitario (qualsiasi facoltà universitaria e/o gli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale)

• 1 danzatore under 25

• 1 coreografo

 

 

I partecipanti saranno invitati a documentare gli appuntamenti a cui prenderanno parte, attraverso degli elaborati che, secondo la propria sensibilità, daranno vita a un racconto emotivo del REf.

 

 

Coloro che verranno selezionati avranno l’opportunità di:

 

• Assistere gratuitamente a 5 spettacoli di danza di Romaeuropa Festival 2018;

• Partecipare come uditori a 2 Masterclass tenute dalle compagnie in programma al festival;

• Partecipare a 2 incontri di riflessione e confronto con gli artisti;

• Pubblicare i propri elaborati su Danzaeffebi.

 

 

A questi verrà richiesto di:

 

• Utilizzare i propri profili social per la condivisione degli appuntamenti del festival, pubblicando almeno due post per gli eventi a cui prenderanno parte;

• Scrivere un commento per ogni spettacolo a cui assisteranno, con il tutoraggio di Francesca Bernabini e dello staff di Danzaeffebi;

• Documentare attraverso delle suggestioni gli appuntamenti di formazione a cui parteciperanno;

• Assicurare la propria presenza agli eventi che gli verranno affidati.

 

 

Romaeuropa e Danzaeffebi hanno pensato a 6 percorsi diversi composti da spettacoli, masterclass e incontri di formazione. Fai click qui per scaricare e visualizzare i percorsi. E qui per consultare il programma di REf18. 

 

 

Drammaturgo e regista, oggi tra i più acclamati della scena europea, Milo Rau ha costruito tutto il suo percorso artistico lavorando sui concetti di realtà e di rappresentazione. L’artista svizzero con la sua compagnia di produzione International Institute of Political Murder (IIPM) ha suscitato spesso scalpore problematizzando la continua negoziazione tra il reale e le sue inevitabili manipolazioni culturali da parte dei media, della narrazioni storiche, delle comunicazioni politiche e perfino dell’arte o del cinema documentario in cui il reale appare sempre filtrato da uno sguardo ideologico.

 

Decostruire il concetto di verità vuol dire per Rau rintracciare un’estetica ‘nuovamente-realista’ basata sull’indagine maniacale e scientifica dei dati, e costruita sull’idea che solo la duplicazione, l’imitazione o la ‘ripetizione’ oggettiva degli stessi possa essere chiave di accesso alla nuda realtà. Si capisce, allora come, sin dal titolo, The Repetition – Historie(s) of Théâtre(s) affondi nel cuore della pratica artistica di Rau e come ne rappresenti, in qualche misura, il manifesto (e d’altronde proprio un manifesto alla stregua di Dogma95 sarà quello sul quale l’artista svizzero baserà la sua intera direzione artistica del National Theatre di Gent a partire dalla stagione 2018/19).

 

 

La scena è un set vuoto in cui s’incontrano alcuni degli attori della compagnia e attori amatoriali incontrati durante dei casting realizzati nella fase di ricerca a Liegi (come Suzy Cocco, donna di origine italiane, separata, dog-sitter ma solo per arrotondare la pensione, impegnata nella lotta per la difesa dei diritti dei rifugiati e figurante in alcuni dei film dei Fratelli Dardenne). In questo spazio Rau ricostruisce i provini e il dialogo con gli attori. Si scava nelle loro vite, si ride smascherando alcune contraddizioni nel cinema dei Dardenne (quasi a sottolineare quella contrapposizione tra un vecchio modo di intendere il reale e la sua documentazione e una nuova urgenza che ne smaschera il piano ideologico e manipolatorio) si parla di Liegi, delle sua vita industriale, della sua economia, dei suoi disoccupati; si scivola lentamente nella storia di Ihsane Jarfi.

 

Gli attori e i non-attori interpretano i suoi genitori, i suoi amici, ripetono le parole che furono dette durante il processo ai tre assassini, duplicano le loro parole, inventano attraverso il teatro quelle dello stesso Ihsane fino al crudo atto di violenza che ha posto fine alla sua vita. La scena si trasfigura nel luogo in cui il delitto fu consumato, corpi, storie e memorie si sovrappongono e il reale, infine, si manifesta con le sue ferite e le sue contraddizioni.

 

Eccoci a Liegi, aprile 2012. Una notte qualsiasi.

 

 

Ma se ‘ripetere’ la realtà vuol dire rintracciarne la violenza, allora ecco che una riflessione sulla sua rappresentazione non può non riguardare la storia del teatro con tutto il suo potere rituale e sociale, con i suoi confini e s-confini morali, e con l’eterno dubbio su ciò che può e non può essere mostrato su un palco scenico.

 

Sovrapponendo piani di lettura e linee di riflessione e suddividendo il suo spettacolo in sei atti, Rau smaschera la stessa costruzione teatrale e la interroga. Cita Shakespeare e Szymborska, denuda gli attori e il loro agire, fino a rivolgersi direttamente allo spettatore.

 

 

Come il pubblico di REf18 potrà vedere anche attraverso il film The Congo Tribunal (l’8 novembre in Opificio Romaeuropa) – in cui la rappresentazione scenica diviene strumento per interrogare ancora una volta la realtà e la politica e dove un documentario sulla guerra del Congo e sui suoi nefasti effetti e la finzione teatrale si sovrappongono fino a divenire irriconoscibili – per Rau il teatro non è altro che questo: l’arena in cui posizioni politiche e contrapposizioni culturali inconciliabili s’incontrano, lo spazio in cui più posizioni etiche si scontrano, il luogo in cui gli spettatori diventano testimoni di più prospettive del reale, e in cui il reale infine li affronta e li mette in crisi.

 

 

 

Quel luogo che affonda le sue radici nella storia, fino a raggiungere il magma ribollente in cui sembra forgiarsi lintera cultura occidentale, e in cui s’incontrano, oggi, il tragico e l’era post-industriale.

Matteo Antonaci

 

>> La playlist di REf18 continua a crescere. Direttamente dallo spettacolo ecco due brani da ascoltare nei prossimi mesi: Polynominial-C di Aphex Twin e Cold Song di Henry Purcell.

«GRANDE — è il frutto dei nostri orologi

GRANDE — è sia un duetto (la descrizione più semplice alla fine) sia, come nei music hall, la descrizione di tutto ciò che ci rende furiosi, dispiaciuti, innamorati, dubbiosi. Allo stesso tempo è uno spettacolo in cui si cerca di scrivere una sorta di “poema da completare a casa”

GRANDE — è anche un live musicale, fatto di schemi sonori semplici che qualificano e caratterizzano le nostre azioni, come in Pierino e il Lupo o come nell’opera: ognuno porta un gesto e inizia la sua musica»

 

 

Caotica e disordinata la scena di GRANDE — è composta da oggetti d’uso quotidiano: scatole di cartone, computer, una lavatrice, alcuni modellini, fiori, strumenti musicali ma anche una rampa da lancio e una grande gru. Sono metafore di vite vissute e altrettanto disordinate. Frammenti impossibili da classificare e da ordinare.

 

Così è la struttura di GRANDE — : tutto scorre come in un continuo zapping tra stati emotivi, acrobazie, musiche suonate dal vivo e struggente poesia. Il circo? Non è altro che  uno strumento per descrivere il mondo con la sua tumultuosità.

 

 

Harrivel e Pons hanno deciso di farlo attraverso i brividi di acrobazie estreme, lavorando sull’accelerazione e sulla sospensione, su slanci imprevedibili, su numeri mozzafiato, ma anche sull’intersezioni di racconti che sembrano disegnare una mappa dell’essere umano.

 

Storie d’amore s’intrecciano a riflessioni caustiche per un ritratto della nostra ‘pazza gioia’ quotidiana tra rabbia, rancori, dispiaceri oppure in bilico nel vuoto attaccati a un pezzo del nostro guardaroba, col fiato sospeso, come in una delle scene più adrenaliniche dello spettacolo.

 

E se le cose dovessero fermarsi…. sarà solo per ricominciare.

 

 

 

Ma GRANDE – è, dicevano gli stessi Harrivel e Pons, anche uno spettacolo da completare. Questo indica il trattino del titolo e a questo vogliono invitarci i due artisti: una GRANDE storia capace di parlare di ognuno di noi.

15 maggio 2018

Between worlds

Artisti da ventiquattro paesi di quattro continenti che superano i confini tra le diverse discipline artistiche. Figure di riferimento della creazione artistica internazionale e, nel contempo, oltre la metà di compagnie invitate che saranno per la prima volta al Ref, di cui una parte consistente di giovanissimi e scoperte. Rimandi tra l’ipertecnologia e la centralità della fragilità umana. Ricerca radicale nelle estetiche e pratiche amatoriali diffuse. Sguardo internazionale e radici cittadine. Una comunità di artisti al centro di un pubblico intergenerazionale che include famiglie e bambini. Il nomadismo cittadino come paradigma di attraversamento metropolitano e opportunità di incontri. L’abitare creativo di spazi del patrimonio storico e dell’architettura contemporanea, di teatri pubblici e privati, di luoghi periferici e centrali. L’incrocio di esperienze istituzionali e indipendenti.

 

Potrei continuare nell’elenco di quelli che sembrano essere degli estremi e che invece sono i paradigmi attorno ai quali è declinato il progetto Romaeuropa. Il “festival stagione” che ha l’ambizione di contenere il tutto contraddittorio di questo nostro tempo. Un Festival Mondo che fisicamente intercetta e convoglia pensieri e progetti, incrocia temi e questioni al cuore del nostro vivere come modalità di libero sviluppo della ricerca artistica, sovrapponendo le generazioni e permettendosi incursioni in territori molto distanti, eleggendo le contraddizioni e le diversità a cuore del proprio operare come pratica di racconto del presente attraverso le opere degli artisti che crediamo significativi.

 

L’essenza stessa della nostra missione si colloca in questo spazio “in between”, luogo di mediazioni e riconciliazioni tra opposti, ambito di riflessione e accoglienza, esigenza di approfondimento che non dimentica il fare “festa” come esercizio di inclusione, senza banalizzare la complessità che ci circonda.

 

Perché è sull’esasperazione delle differenze rappresentate in questo momento come insormontabili e quindi da rifiutare che si articola la visione apocalittica di un ritorno a una purezza immaginaria e perduta, eppure in aperta contraddizione con la frenesia degli iperscambi e dell’overload comunicativo, a cui opponiamo un percorso ragionato e sensibile, dove le contraddizioni sono una sfida, senza nascondersi le paure, i fallimenti e le fragilità che agitano il presente che viviamo, offrendo il nostro Festival come ambito di ritrovo per chi rivendica leggerezza e pensiero nella sobrietà dei colori dell’autunno.

 

Fabrizio Grifasi
Direttore Generale e Artistico Fondazione Romaeuropa

Muri, recinzioni, barriere: sarebbero questi i simboli della nostra relazione con il mondo all’inizio del XXI secolo? Dal 2000 ad oggi si contano oltre 70 muri sparsi per oltre 40.000 chilometri. Melilla chiude le porte di ingresso in Spagna, l’Ungheria e la Serbia bloccano la rotta balcanica, Calais in Francia ostacola il passaggio in Gran Bretagna, Israele si barrica contro i territori palestinesi, gli Stati Uniti contro il Messico e la Corea del Nord contro la Corea del Sud… Il nuovo mondo si presenta a noi tra la globalizzazione – con la sua utopia di una comunità umana pensata soprattutto sugli scambi – e il suo opposto: il rifiuto della comunità globale e il rifugio nell’individualità.

 

La caduta del muro di Berlino, tuttavia, sembrò un tempo annunciare la fine delle separazioni tra i popoli. Così non è stato. Possiamo arrenderci e accettare come fenomeno irreversibile queste pieghe, questo rifiuto dell’Altro? Che ruolo può avere un evento culturale in questo contesto? La nostra risposta non può che essere culturale. Fare un tentativo è urgente; è un dovere di civiltà. Perché siamo convinti che il ruolo della cultura – in particolar modo nelle sue espressioni e forme ludiche come il cinema, il teatro, lo spettacolo dal vivo, la letteratura, l’arte – è quello di farci aprire a nuove scoperte, di creare la curiosità e offrire accesso a diverse visioni del mondo. Promuovere l’apertura alla conoscenza è un modo per poter negare i falsi preconcetti riguardo i rischi che la nostra società corre incontrando altre civiltà. Se è vero, come suggerisce Giuseppe Laterza, che la cultura rende migliori perché arricchisce e amplifica la nostra visione del mondo, allora essa promuove anche una relazione diversa con l’Altro rendendo la comunità più vivibile. Ciò significa che abbiamo un compito da svolgere.

 

È una sfida che il Romaeuropa Festival 2018 intende accogliere invitando artisti dall’Africa, dalla Cina, dall’Iran, dall’Argentina, dal Brasile. Attraverso il teatro o la danza e la performance ci racconteranno storie che hanno segnato l’immaginario dei loro paesi, ci trasmetteranno con ironia e con forza sentimenti che a volte ci sembreranno vicini alle nostre preoccupazioni e che invece affondano le loro radici in realtà di cui spesso conosciamo poco o niente. Sarà interessante confrontare i loro approcci con gli sguardi di artisti come Milo Rau, un regista europeo che metterà in discussione la funzione del teatro nella nostra società.

 

Quello che stiamo tentando di fare in questa edizione del Romaeuropa Festival non è altro che seguire un percorso tracciato da uno degli artisti europei più visionari, Peter Brook, che sarà uno dei protagonisti del Romaeuropa Festival 2018. Ci ha fatto scoprire l’eredità letteraria e le tradizioni di altre civiltà: dell’India con il suo Mahabarata, della Persia con La Conférence des oiseaux e dell’Africa con i suoi più recenti allestimenti.

 

Ci sono percorsi che non possono essere bloccati, come quelli della creazione. Grandi artisti hanno aperto la strada a tanti creatori del giorno d’oggi come Frank Zappa, Arvo Pärt, John Adams ai quali renderemo omaggio in questa edizione 2018. E c’e chi oltrepassa le barriere tra i generi o quelle che separano in categorie le tradizioni dello spettacolo per creare territori di pura invenzione: un mondo di fantasia, di sfrenata genialità e libertà dove gli attori si trasformano in chimere, animali o opere d’arte; dove frigoriferi e pentole sono protagonisti della scena, o dove si costruiscono cabaret; come quello in cui si esibisce la splendida Vimala Pons in uno steaptease al contrario mentre il suo compagno Tsirihaka Harivel si lancia da uno scivolo di 9 metri di altezza.

 

 

Questa edizione del Festival ha trovato, come sempre negli ultimi anni, dei complici in tutta la città. Si tratta di grandi istituzioni culturali: l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Musica per Roma, l’Opera di Roma, il Teatro di Roma, le Terme di Diocleziano, per la prima volta il Palazzo Barberini e La Pelanda, uno dei luoghi centrali della creazione emergente e dell’offerta culturale per i kids.  Anche le istituzioni private come il Teatro Olimpico e il Teatro Vascello, sono per noi dei partner importanti e da anni al nostro fianco. Questo percorso nella città è una specificità e una ricchezza: sia per la qualità dei rapporti umani che si sono creati con i responsabili di queste istituzioni culturali, sia per la condivisione del nostro ruolo di “passeur” come ci chiamò Daniel Pennac. Cooperazione e scambi sono da sempre un importante valore dei nostri rapporti. Ovviamente non sarebbe possibile realizzare il Festival senza il Mibact, la Regione Lazio, il Comune di Roma.

 

 

La stampa e la Rai sono stati attenti protagonisti; hanno saputo trasmettere i messaggi dei creatori suscitando interesse e curiosità verso un’arte dell’effimero e creando forte attenzione da parte del nostro pubblico. La parola “nostra” non è una parola che vuole definire una proprietà ma è un segno di affetto nei confronti di chi da anni ci segue, ci critica e ci spinge ad essere sempre più all’ascolto, sempre più vetrina dei cambiamenti delle nostre società.

 

 

Infine vorrei ringraziare, anche da parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Romaeuropa, Fabrizio Grifasi per  la sua grande sensibilità e intelligenza nel costruire un programma cosi innovativo, fiducioso nell’intelligenza del pubblico e dei nostri partner. Ovviamente niente sarebbe possibile senza la condivisione e partecipazione dello staff di Romaeuropa, per il quale le barriere sono solo ostacoli da saltare.

 

 

Monique Veaute
Presidente Fondazione Romaeuropa

19 marzo 2018

Concorso

 

Il collettivo Edison Studio, con il supporto della SIAE – (Società Italiana degli Autori e Editori) per il progetto SIAE – Classici di Oggi e con la collaborazione della Cineteca di Bologna e Romaeuropa Festival 2018, bandisce la III edizione del concorso internazionale di composizione musicale per le immagini Sounds of Silences.

 

Scopo del concorso è quello di stimolare la creatività musicale nella sua interazione con il mezzo audiovisivo e, in particolare, l’interpretazione sonora di pellicole storiche del cinema muto a partire dall’attenzione verso il timbro che caratterizza la musica strumentale, elettronica ed elettroacustica dei nostri giorni.

 

Nella fase preliminare del concorso i concorrenti dovranno inviare entro il 15 maggio 2018 una loro opera audiovisiva di cui avranno composto la parte musicale. Una prima giuria internazionale composta da Simon Atkinson (compositore e docente presso Media School, DMU University Leicester, U.K.), Bret Battey (compositore, visual artist, e docente presso Media School, DMU University Leicester, U.K.), Valentino Catricalà (Curatore e critico d’arte contemporanea – Direttore Artistico Media Art Festival), Giulio Colangelo (Compositore e Docente di Composizione Elettroacustica – Conservatorio di Alessandria – Co-direttore artistico di MAIN Matera Intermedia Festival), Agostino di Scipio (compositore, docente di Composizione Elettroacustica – Conservatorio de l’Aquila), Ivo Nilsson (compositore), Robert Normandeau, (compositore e docente di Composizione Elettroacustica – Università di Montreal, Canada), Kent Olofsson (compositore e docente al Inter Arts Center – Lund University, Svezia), Paolo Pachini (compositore e videoartista, docente di Composizione Audiovisiva Integrata al Conservatorio di Musica di Trieste), Barry Truax (compositore e docente presso la Simon Fraser University Vancouver, Canada), selezionerà quattro finalisti che saranno invitati a realizzare entro il 20 ottobre una colonna sonora elettroacustica per un mediometraggio degli anni del muto di Charlie Chaplin scelto da Edison Studio in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

 

Una seconda giuria internazionale formata da Monique Veaute (Presidente della Fondazione Romaeuropa Arte e Cultura), Valentino Catricalà (Curatore e critico d’arte contemporanea – Direttore Artistico Media Art Festival), Carlo Crivelli (compositore), Alvin Curran (compositore), Ivo Nilsson (compositore), Andrea Ravagnan (Cineteca di Bologna), assegnerà i premi ai concorrenti finalisti nel corso di un evento pubblico che si terrà nel mese di novembre 2018 nell’ambito dI Romaeuropa Festival 2018 presso gli spazi del Macro Testaccio La Pelanda, Roma.

 

Il monte premi del concorso è di € 6.000. Il Concorso è rivolto a tutti i compositori di qualsiasi nazionalità nati dopo il 31/12/1982. La partecipazione al Concorso potrà essere sia individuale, sia collettiva.

 

Negli intenti degli organizzatori i finalisti del concorso Sounds of Silences potranno dare il loro contributo a una ridefinizione del senso, dell’estetica e della struttura nel cinema che precede l’avvento del sonoro non semplicemente “accompagnando” le immagini, ma rivelando contenuti nascosti e originali, dando voce nuova a quanto altrimenti silenzioso.

 

 

Clicca qui per visionare il regolamento

Clicca qui per iscriverti

Per maggiori informazioni contatta soundsofsilences@edisonstudio.it

25 giugno 2018

Finalisti 2018

Lo staff e i partner di DNAppunti coreografici sono lieti di comunicare i 6 progetti selezionati per la fase finale di Roma. Le idee coreografiche verranno presentate il 21 ottobre 2018 a Roma durante i Dancing days di Romaeuropa Festival. Le coreografie verranno valutate da una giuria esterna composta da operatori e critici del settore che selezionerà il progetto che otterrà il supporto alla produzione per l’anno 2019.

 

È stato deciso di dare la precedenza a lavori in cui il progetto elaborato è ancora in una fase iniziale, in cui l’idea coreografica risulta originale, chiara e con ampie possibilità di sviluppo. La volontà e l’obiettivo di DNA è quella di individuare un coreografo che attraverso il supporto alla produzione possa concretamente elaborare e migliorare il proprio lavoro. Le idee coreografiche selezionate offrono differenti varietà di ricerca coreografica sia in termini di linguaggi che di estetica. È stato dato inoltre risalto a progetti in cui l’artista riusciva a trasmettere, attraverso la qualità dei movimenti e la scrittura autoriale, l’idea coreografica alla base del progetto proposto.

 

GLI ARTISTI E LE ARTISTE SELEZIONATI PER L’EDIZIONE 2018 DI DNAppunti coreografici sono:

 

• Simone Cisternino M. Rito e Forma
• Marina Donatone Look ma, no hands
• Siro Guglielmi One
• Riccardo Guratti Intuition 1
• Masako Matsushita Trusted devices
• Elena Sgarbossa Keo

 

Ringraziamo tutti i coreografi e le coreografe che si sono candidati all’edizione 2018 di DNAppunti coreografici e rinnoviamo l’invito a presentare le proprie idee nella prossima edizione.

 

15 marzo 2018

Call 2018

DNAppunti coreografici è un progetto di sostegno per giovani coreografi italiani, promosso e sostenuto in collaborazione tra Cango/Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza Firenze, Operaestate Festival/CSC Centro per la scena Contemporanea del Comune di Bassano del Grappa, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Fondazione Romaeuropa, Gender Bender di Bologna e Fondazione CRT Centro di Ricerche Teatrali/Teatro dell’Arte.

 

Obiettivo del progetto è quello di individuare un giovane coreografo italiano con una idea da sviluppare a cui offrire un percorso di ricerca con sostegni eterogenei: residenze creative itineranti, risorse economiche e visibilità.

 

Da quest’anno DNAppunti coreografici CAMBIA E SI RIVOLGE A TUTTI I GIOVANI COREOGRAFI UNDER 35, il limite di 2 anni di attività non verrà più considerato un fattore di esclusione per partecipare all’edizione 2018!

 

Verranno selezionati fino a un massino di 6 progetti che presenteranno il 21 ottobre 2018 a Roma nell’ambito della sezione Dancing Days di Romaeuropa Festival i loro appunti coreografici davanti ad una giuria di esperti che assegnerà al progetto con maggiore potenziale il percorso di sostegno alla ricerca per il 2019.

È possibile inviare la propria candidatura entro le ore 23:59 del 5 maggio 2018 compilando il modulo di iscrizione on-line. Non saranno accettate candidature oltre la data indicata.

 

Clicca qui per visionare la call integrale

Clicca qui per inviare la tua candidatura

Per maggiori informazioni contatta dnappunticoreografici@gmail.com

9 marzo 2018

Audizione: Excelsior

Audizione per danzatori, danzatrici e performer, senza distinzioni di sesso, genere e provenienza, per la nuova produzione di Salvo Lombardo | Chiasma. Preselezioni a Firenze e a Roma | Selezione finale a Collegno (TO)

 

Salvo Lombardo cerca danzatori, danzatrici e performer, senza distinzioni di sesso, genere e provenienza, per la sua nuova produzione Excelsior, che debutterà a settembre nell’ambito del Festival Oriente Occidente di Rovereto.

 

Lo spettacolo Excelsior è una co-produzione di Compagnia Salvo Lombardo | Chiasma, Festival Oriente Occidente, Festival Fabbrica Europa, Romaeuropa Festival, Théâtre National de la danse Chaillot, con il sostegno di Residenze Coreografiche Lavanderia a Vapore / Piemonte dal Vivo, Teatro della Toscana / Pontedera Teatro, Spellbound Contemporary Ballet e altri partner in via di definizione.

 

Sono previste due tappe di pre-selezione a Firenze e a Roma e una tappa di selezione finale a Collegno (To). Le persone candidate potranno partecipare soltanto ad una delle due tappe di preselezione, durante le quali saranno selezionati massimo dieci partecipanti che potranno accedere alla selezione finale della durata di 4 giorni.

 

Alle persone candidate sono richieste:
– predisposizione e abitudine alla ricerca e capacità di ascolto
– solida preparazione fisica e ottima tecnica di danza contemporanea
– spiccate capacità di improvvisazione e composizione (individuali e in gruppo)
– predisposizione a periodi di lavoro intensivi
– piena disponibilità per l’intero periodo di prove

 

saranno inoltre valutati positivamente:

– solida preparazione in tecnica di danza classica
– abilità in differenti ambiti espressivi e discipline artistiche e predisposizione all’uso della voce
– ampio background culturale e spirito critico

 

Per candidarsi è necessario inviare:
– CV comprensivo dei propri dati personali e foto (nominando ciascun file con il nome e cognome del candidato);
– Link e password di un video contenente una breve auto-presentazione e una improvvisazione di movimento che esprima il proprio background.

 

I video non dovranno superare i 3 minuti e dovranno essere caricati su vimeo o youtube (non saranno accettati video inviati diversamente).

 

I materiali dovranno essere inviati all’indirizzo: applications.excelsior@gmail.com specificando nell’oggetto della mail: nome_cognome_città di preferenza per la preselezione (Roma o Firenze).

 

Tappe di preselezione:
Firenze: 17 marzo 2018 (Teatro dell’Opera di Firenze)
Roma: 20 marzo 2018 (The Dance Industry / Daf – Dance Arts Faculty)

Selezione finale:
Collegno (TO): dal 27 al 30 marzo 2018 (presso Lavanderia a Vapore)

 

Scadenza candidature:
– Le candidature dovranno essere inviate entro il 10 marzo 2018
– I preselezionati saranno avvisati entro il 13 marzo 2018

 

Condizioni:
– Per le tappe di preselezione di Roma e Firenze i costi di viaggio e permanenza saranno a carico dei candidati.
– Per la selezione finale di Collegno sarà garantita ai partecipanti una copertura delle spese di vitto e alloggio.

 

Prove e residenze:
Il periodo di produzione sarà di circa due mesi suddivisi tra giugno, luglio e agosto 2018. Le repliche dello spettacolo sono previste a partire da settembre 2018.

 

Agli artisti selezionati sarà garantito un rimborso delle spese di viaggio, vitto e alloggio e regolare compenso sia per le prove che per le repliche.

 

Bio:
Salvo Lombardo, performer, coreografo e regista, ha approfondito gli interstizi tra la danza, il teatro e le arti visive collaborando con numerosi artisti del panorama italiano e internazionale sia in ambito teatrale che coreutico. I suoi lavori sono ospitati in molti festival, teatri e musei sia in Italia che all’estero. Fino al 2015 è stato co-fondatore e regista di Clinica Mammut. Nel 2015-2016 è stato coreografo residente ad Anghiari Dance Hub dove ha creato Casual Bystanders. Nel 2017 fonda il gruppo di lavoro Chiasma, impegnato nella realizzazione di azioni e manufatti in ambito performativo e artistico. Sempre nel 2017 è coreografo ospite presso la compagnia Aura Dance Theatre di Kaunas (LIT) e per il Festival Fabbrica Europa per i quali realizza la performance Twister in coproduzione con il Festival Fabbrica Europa ed è artista associato al Festival Oriente Occidente per il quale realizza la performance Present continuous e la video installazione Reappearances concepita per il Museo MART di Rovereto con il coinvolgimento della comunità locale.

salvolombardo.org
Fb: Chiasma