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Hector Berlioz, Philippe Hurel

Concerto su musica di Berlioz, Maderna, Hurel


Il legame che tiene insieme Hector Berlioz e Philippe Hurel, giovane borsista a Villa Medici dal 1986, va rintracciato nel filo conduttore di questa edizione 1987 del Festival, ossia il Prix de Rome ed il ruolo esemplare che esso ha svolto nel rafforzare il dialogo culturale tra Francia e Italia. Di Berlioz, non casualmente, viene eseguito Nuits d’eté, ciclo di sei liriche composto in gioventù a partire dai versi di Théophile Gautier e improntato ad un romanticismo tenue e ricco di sfumature, all’interno di una tessitura armonica che ricorda lo stile di Gluck, grandemente ammirato da Berlioz. Accanto alle note di Nuits d’eté, si pongono quelle del Memento pour Marc, una partitura di forte presa emotiva, esempio della felice stagione compositiva di Hurel che mostra di saper creare un impasto sonoro molto ben calibrato, capace di suscitare emozioni, ma anche piacere per gli interessanti percorsi sonori. A seguire, l’esecuzione vigorosa di quella che è invece già un classico della musica contemporanea, La grande Aulodia di Bruno Maderna, scritta nel 1970 per flauto, oboe e orchestra, e testimonianza di una delle vette compositive del musicista veneziano che in essa seppe coniugare l’esperienza dell’avanguardia con il retaggio classico di Monteverdi o Gabrieli, sottraendosi alla separazione fra tecnica ed espressione, spesso presente nella musica contemporanea.

Rassegna stampa

“Il ciclo delle Nuits d’eté, sui versi delicati e sognanti di Théophile Gautier, s’impone all’attenzione per la sensibilità espressiva esibita da Berlioz, già allora maestro insuperabile nelle sfumature timbriche e nella raffinata eleganza di tornitura delle volute vocali. […] L’intimismo delle Nuits d’eté fa a pugni però con un’esecuzione en plein air. In luogo di Dame Janet Baker, la solista di canto era Jard van Nes, la cui prestazione solo a tratti è parsa all’altezza della situazione. Anche perché, sul podio, Kent Nagano è parso affrontare con approssimativa partecipazione le intuizioni e le coordinate stilistiche berlioziane.
[…] Bene hanno fatto gli organizzatori artistici di Villa Medici a riproporre La grande Aulodia, una partitura in cui si rivela in tutta la sua ricchezza l’estrema stagione creativa del musicista veneziano. Al riascolto di questo complesso lavoro, magistralmente eseguito dall’orchestra ceciliana, si è ben avvertita l’originalità del disegno compositivo di Maderna. E nell’euforia timbrica delle ultime pagine, quasi si è colta la suggestione di un sogno debussiano nell’evocazione di un ideale mito greco. L’arte purissima dei due solisti, Angelo Persichilli (flauto) e Augusto Loppi (oboe) è rifulsa come non mai. Lunghi applausi”.
(Luigi Bellingardi, Non s’adatta il plein air ai versi di Gautier, Corriere della Sera, 3 luglio 1987)

“Una delusione ha colto l’altra sera il pubblico del festival di Villa Medici: Janet Baker non c’era. La domanda si rinviava da uno all’altro: perché non c’è? […] A sostituire Janet Baker c’era la bravissima Jard van Nes, che supera i limiti della propria voce, di non grande volume, con un attento studio dell’emissione e un controllo intelligente dell’espressione. Tuttavia, a sostenerla non c’era quella pasta morbidissima di timbri strumentali immaginata da Berlioz, perché il direttore Kent Nagano ignora che cosa sia la varietà delle sfumature timbriche ed espressive. Si è così udita un’orchestra, quella dell’Accademia di Santa Cecilia, insolitamente piatta. Contro questa sorda inespressività doveva dunque scontrarsi il canto delicato della Nes.
Né con i brani di musica contemporanea mi sembra che le cose siano andate meglio: La grande Aulodia di Bruno Maderna ha avuto interpreti strepitosi, raffinatissimi, nei due solisti, Angelo Persichilli, ai flauti, e Augusto Loppi, agli oboi, ma la parte orchestrale non poteva essere suonata in maniera più confusa.
[…] Tra Berlioz e Maderna c’era un brano di un giovane compositore francese, Philippe Hurel, che dall’ottobre di quest’anno sarà “pensionnaire” dell’Accademia di Villa Medici. Il brano si intitola Memento pour Marc, ed è quindi dedicato alla memoria di un amico scomparso. È una pagina d’immediata presa emotiva, ma anche costruita con molta finezza e coerenza. Comincia con un grande accordo di tutta l’orchestra, una specie di cluster, che viene proposto, in diversa combinazione, due volte. Da questo accordo si dipartono poi differenti percorsi, che attraversano differenti piani dinamici, e vengono filtrati da differenti impasti timbrici. Il gioco sta tutto nell’ispessirsi e assottigliarsi della materia sonora secondo questi calcolatissimi percorsi, e ricorda un po’ certi giochi di Grisay. Ma l’effetto è assai attraente”.
(Dino Villatico, Berlioz e Maderna in una notte d’estate, La Repubblica, 3 luglio 1987)

Crediti

Musica Hector Berlioz (Nuits d’eté), Philippe Hurel (Memento pour Marc), Bruno Maderna (La grande Aulodia)
Ensemble Orchestra Sinfonica di Santa Cecilia
Direzione orchestra Kent Nagano
Solisti Jard van Nes (mezzosoprano), Angelo Persichilli (flauto), Augusto Loppi (oboe)

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