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Jean-Paul Chambas

Le Martyre de Saint Sebastien


Opera difficile e dalla storia tortuosa e affascinante, Le Martyre de Saint Sebastien ha rappresentato nel corso del novecento una sfida per diverse generazioni di registi (per ultimo lo stesso Robert Wilson), a causa della sua ambigua natura spettacolare, ma soprattutto per quella incompatibilità manifesta fra i contributi di d’Annunzio, che ne scrisse il testo fluviale per cinque ore di rappresentazione, e l’ora e mezza di musica di Debussy, artista decisamente distante dall’universo poetico del Vate.
A chiusura di questa edizione del festival, Romaeuropa ha presentato in prima mondiale un allestimento curato da Jean-Paul Chambas che lavorando su una revisione del testo approntata da Catherine Nadaud, ha escluso la componente coreografica ed ha restituito a San Sebastiano le fattezze di un interprete maschile (la prima parigina del 1911 era stata affidata, con grande scandalo, ad Ida Rubinstein che ne aveva suggerito la scrittura a d’Annunzio): pittore e scenografo di formazione, Chambas ha puntato inoltre su una personalissima impostazione del décor, che rimanda allo stesso universo dannunziano (sette macchine da scrivere nere, 60 paia di scarpe rosse, l’imperatore vestito da gerarca fascista) e alla lettura più tradizionale e fortemente simbolista del martirio di San Sebastiano come lascia emergere l’ingrandimento di un piede ritagliato dal celebre quadro di Mantegna, che troneggia, a rievocazione di immagini e storie, sul palco.

Rassegna stampa
“L’allestimento proposto dal Festival di Villa Medici, per il quale Jean-Paul Chambas ha firmato regia, scene e costumi, ha purtroppo seguito la strada di un convenzionale, a volte stridente, simbolismo. Non è stata rispettata, chissà perché, la messa in scena originale che vuole San Sebastiano donna, nella doppia veste di danzatrice e “recitante”. Il Santo è così un semplice attore circondato dai più ovvi riferimenti simbolici del testo: gli archi, i gigli, le frecce, persino una fila di macchine da scrivere (?). Il “narratore”, nel quale d’Annunzio rappresenta se stesso, assume il rilievo di una “figura scenica” e non di un semplice “coro”, assumendo poi le vesti, nel terzo quadro, dell’Imperatore che tenta di sedurre il Santo: se è un’allusione all’identità d’Annunzio-Diocleziano è tutta da dimostrare!
Per non parlare di alcune ingenuità registiche come quella di far apparire la “Fanciulla febbricitante” (misteriosa replica del Santo) con un ago da fleboclisi infilato nelle carni o quella di far fumare un’ultima sigaretta a San Sebastiano prima della salita al Paradiso.
L’Orchestra di Roma della RAI diretta da Gregorz Nowak ha sostenuto la sua parte, difficilissima, con buona lucidità timbrica; più impreciso, soprattutto nei registri dei soprani e dei tenori, il Coro. Ben preparate le quattro voci femminili soliste.
Per l'”addio” a Villa Medici le gradinate sistemate di fronte ai ricami della facciata erano gremitissime”.
(Guido Barbieri, Manca la fascinosa Ida, Il Messaggero, 31 luglio 1988)

“La realizzazione scenica a Villa Medici del Martyre è stata firmata da Jean-Paul Chambas, sulle cui scelte registiche ci sarebbe non poco da opinare: già che in luogo della cifra morbosa e di dilagante morbosità che impregna l’opera, il Chambas ha tentato, con esiti scarsetti, la lettura d’un’ironia ambigua, d’un tergiversante sarcasmo: pur additando, a sprazzi, lo spirito originario del testo nella sua vellutata, sommessa lascivia. Per certo, infantili le trouvailles della fleboclisi nel braccio della ragazza febbricitante, o della sigaretta fra le labbra del Santo nel martirio. E quei vestiti alla moderna, e le macchine da scrivere vetuste, ed il trovarobame della “camera magica”, etc…
Se tumultuavano questi difetti alla regia, la recitazione non c’è dispiaciuta: massime quella estraniata e gloriosa di Bruno Wolkowitch (il Santo). Ottimo il versante musicale dello spettacolo, diretto con evocazione calibrata da Gregorz Nowak, sul podio dell’Orchestra di Roma della RAI, essendo la valente compagnia di canto ed il coro radiofonico ben inseriti nell’arduo tessuto debussiano. Al termine, il pubblico, un po’ stanco (taluni appennicati), ha tributato degli affettuosi consensi a tutti gl’interpreti”.
(Enrico Cavallotti, Quel Santo così poco “santo”, Il Tempo, 31 luglio 1988)

“Uno spettacolo estenuante cui è stata tolta quella parvenza di realtà drammatica tipica dei Misteri (si pensi ai Misteri che si rappresentano nel nostro meridione e che il pescarese d’Annunzio certo conosceva). Una delle mille possibili letture di quest’opera incongrua. Debussy subì certamente il fascino del poeta e le sue suggestioni, ma con la forza della propria personalità riuscì ad evitarne la logorroica magniloquenza e il decorativismo. E la affiancò di una musica dalla miracolosa semplicità che tuttavia ben si adatta al testo, sottolineandone il clima arcaico ed anche l’ambigua sensualità.
Molto bravi gli interpreti, dal protagonista Bruno Wolkowitch, al recitante François Chattot, alla “Malata” Catherine Valabregue; e le cantanti Elizabeth Vidal, Francine Laurent, Madeleine Jalbert, Elizabeth Glauser. L’orchestra e il coro della Rai di Roma, diretti da Gregorz Nowak, hanno fatto del loro meglio, sebbene il coro non sia sempre stato preciso. Il pubblico ha applaudito con calore più le intenzioni che i risultati”.
(Landa Ketoff, Sebastiano e il suo martirio, la Repubblica, 2 agosto 1988)

“La musica di Debussy – quelle spirali a lente volute avvolgenti; quel climax torbido e sinuoso che andava crescendo man mano che la tessitura, pur affidata ad un organico orchestrale massiccio, dipanava sonorità sempre diafane e incorporee – ha finito col catturare i sensi in una specie di narcosi collettiva.
Più modesta e meno rapinosa invece – tanto nella strana scenografia a “bric-a-brac”, quanto nel taglio registico, mezzo ironico e mezzo surreale – la messa in scena vera e propria: si sono cancellate intanto le parti danzate, il ruolo femminile di Sebastiano è stato ricoperto da un uomo; e più in generale certe strambe trovatine (il Narratore, François Chattot, abbigliato come una pseudo-macchietta di d’Annunzio stesso, Sebastiano che prima di morire fuma l’ultima sigaretta, la fanciulla malata che entra inscena con una fleboclisi al braccio) hanno sviato il pubblico, lasciandolo più interdetto che divertito”.
(Paolo Scotti, Con il “San Sebastiano” di Debussy chiuso il Festival di Villa Medici, Il Giornale, 2 agosto 1988)

“Il risultato non ci è sembrato soddisfacente, proprio nella parte scenica, alla quale è mancata la visione unificante della vera regia. Troppe chincaglierie e oggetti più o meno confacenti all’argomento (in primo piano dominava la riproduzione gigantesca di un piede del San Sebastiano di Mantegna) hanno impedito la concentrazione su certe tematiche, come lo scontro tra paganesimo e cristianesimo, che pure esistono nel testo dannunziano, improntato ad un elegante francese letterario.
Tutto sommato in questa edizione del Martyre la più bella figura la fa Debussy con quella sua musica così discreta e suadente, poco eroica e niente affatto animata da spirito religioso. E bisogna dare atto al maestro Gregorz Nowak di aver diretto con molto equilibrio e morbidezza di fraseggio l’Orchestra e il coro di Roma della RAI. […] Il successo c’è stato con applausi cordiali alla fine della rappresentazione. Ma pochi gli entusiasmi e molte le riserve del pubblico”.
(Ennio Melchiorre, Meglio Debussy che D’Annunzio, Avanti!, 31 luglio 1988)

Crediti

Musica Claude Debussy
Testo Gabriele d’Annunzio
Realizzazione Jean-Paul Chambas
Collaborazione alla regia Jean-Pierre Vincent
Assistente Sylvie Cassini
Scenografia e costumi Jean-Paul Chambas
Realizzazione costumi Mine Verges
Costruzione scene e sculture Giuseppe Balducci
Assistente Bernard Michel
Drammaturgia Catherine Nadaud
Ideazione Luci Alain Poisson (assistente Jean-Yves Morvan)
Maestro collaboratore di sala Steven Roach
Maestro collaboratore di palcoscenico Alberto Maria Giuri
Ensemble Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della RAI
Direzione musicale Gregorz Nowak
Solisti Elizabeth Vidal (soprano), Francine Laurent (soprano), Madeleine Jalbert (contralto), Elizabeth Glauser (contralto)
Interpreti François Chattot (l’Imperatore), Bruno Wolkowitch (San Sebastiano), Catherine Valabregue (fanciulla malata di febbre)
Produzione Festival Romaeuropa, Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, Caisse des Dépots et Consignations

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