fbpx

Eco

Light

Eco

Light

Torna su
Cerca ovunque |
Escludi l'Archivio |
Cerca in Archivio

Nuovi Spazi Musicali XIV


Sette concerti per dare spazio ed attenta esecuzione alla nuova creazione musicale di area europea. Ad interpretare le attuali ricerche musicali, ensemble e gruppi che, seppure di recente formazione (nel 1993), si sono già distinti per la loro attenzione al repertorio contemporaneo. La rassegna Nuovi spazi musicali, ideata dalla compositrice Ada Gentile, è giunta alla sua XIV edizione. Sono ben 10 le nazioni coinvolte, in un programma che vede la presentazione di 14 opere in prima assoluta e numerose prime esecuzioni europee ed italiane: una ricchezza che ben testimonia la vivacità di una rassegna che da tempo, ormai, porta al pubblico le scoperte più interessanti nel panorama compositivo europeo. I concerti, a meglio creare il contesto per un ottimo ascolto, sono introdotti ogni sera da un musicologo diverso.
All’Orchestra Stabile ed al Coro del Conservatorio di S. Cecilia di Roma spetta la serata d’apertura con un concerto che affianca alle opere di due noti compositori russi, Alfred Schnittke e Sofja Asgatovna Gubajdulina, quelle di tre autori italiani, Armando Gentilucci, Irma Ravinale e Goffredo Petrassi – di quest’ultimo viene presentato, in occasione del suo 89° compleanno, Concerto per flauto e orchestra, testimonianza della sua progressiva ricerca verso la liberazione della materia sonora.
Il vivace mondo musicale unghere è presentato dal Trio Hernádi di Budapest che ne offre una piccola selezione interpretando oltre alle musiche di Joseph Soproni (Musica da camera per pianotrio) e Pál Rozsa (Nove pezzi per pianotrio) – entrambe sviluppate per moduli sintetici -, Contrast di Béla Bártok, congrua manifestazione della ricerca del compositore volta ad assimilare nelle sue opere gli stilemi popolari.
Tra i gruppi orchestrali, spicca l’unico duo presente nella rassegna, il Nicola Walzer Smith-Barrie Webb, rispettivamente soprano e trombone. Il concerto presenta accanto a The body tree, il brano scritto appositamente per loro da Robert Marsh nel 1992 a partire dalla trascrizione in inglese di antichi manoscritti tibetani, The tangled hair poems (1991) del compositore Geoff Smith, ispirato a due liriche giapponesi (dedicato alla soprano) e accompagnato da musiche per pianoforte preregistrate e suoni al sintetizzatore. Composto invece per Barrie Webb, Eclipse (1993) di Andreina Costantini, per trombone solo, o due (essendo la partitura aperta ad includere il supporto di suoni registrati).
L’apertura sperimentale dei primi Anni Sessanta in Polonia è al centro del concerto del Silesian String Quartet, che esegue accanto al Quartetto di Lutoslawski, in cui il compositore abbandona i richiami al folclore nazionale per aprirsi alla sperimentazione seriale, una selezione di brani di Krizstof Penderecki, tra cui i Quartetti per archi che, in linea con le esperienze della scuola di Darmstadt presentano una ricerca sulla materia del suono che necessita di uno specifico uso dello strumento.
Un programma incentrato sulla musica contemporanea, che affianca opere di ricerca attorno al suono ad opere che riflettono più da vicino il mondo contemporaneo, è quello presentato dallo Zephire Ensemble del direttore-compositore Francesco La Licata il quale, da anni, conduce una personale esplorazione attraverso la scrittura compositiva che lo ha portato ad affiancare, in modo creativo, la musica contemporanea a quella settecentesca.
Chiude la rassegna un melologo ispirato al libro di Stefano Benni Stranalandia, con la regia teatrale di Piero Maccarinelli.

 

NUOVI SPAZI MUSICALI – XIV EDIZIONE
di Ada Gentile

La rassegna Nuovi Spazi Musicali (giunta ormai alla sua 14ª edizione) presenta quest’anno un programma ancora più ricco ed interessante delle passate edizioni e si prefigge, come sempre, lo scopo di divulgare la musica d’oggi offrendo al proprio pubblico, nonché a quello dei radioascoltatori, un panorama aggiornato della produzione europea. Dieci sono infatti le Nazioni Europee presenti con propri autori o esecutori alla rassegna: Italia, Ungheria, Austria, Polonia, Gran Bretagna, Svizzera, Russia, Francia, Germania e Grecia.
Ben quattordici saranno le opere eseguite in prima assoluta e numerosissime le prime esecuzioni europee o italiane.
Ho voluto proseguire nella collaborazione iniziata lo scorso anno, con ottimi risultati, con una giovane orchestra (l’Orchestra Stabile ed al Coro del Conservatorio di S. Cecilia) rinnovandole la mia fiducia ed affidando alla stessa, unitamente al Coro del Conservatorio e ad alcuni ottimi solisti, il concerto inaugurale in cui verranno eseguite le opere di due autori russi tra i più rappresentativi (Sophia Gubajdulina ed Alfred Schnittke) e di tre autori italiani: Irma Ravinale, Armando Gentilucci (una prima assoluta) e Goffredo Petrassi. Quest’ultimo celebrerà proprio in luglio il suo 89° compleanno ed ho voluto perciò festeggiare la ricorrenza con l’esecuzione del suo Concerto per flauto e orchestra.

Proseguendo poi nell’intento di proporre nuovi esecutori ho invitato per quest’anno dei gruppi che, molto noti nei loro Paesi, non si sono mai esibiti a Roma e che rappresentano perciò una novità per gli ascoltatori italiani. Questi complessi sono tutti di ottimo livello e propongono brani di autori noti accanto ad altri di autori a noi sconosciuti (Clemens Gadenstätter, Martin Wehrli, Christian Muthspiel, Geoff Smith, ecc.), ma ugualmente interessanti. Desidero ricordare, tra gli altri, l’ensemble austriaco Klangforum Wien, il Trio Hernadi di Budapest, il Silesian String Quartet di Varsavia e il trombonista inglese Barrie Webb.

Ritengo inoltre necessario un cenno particolare di presentazione per l’ultimo concerto che vuole rappresentare una degna ed originale conclusione della rassegna. La serata finale sarà dedicata al Melologo comico e verrà articolata nell’esecuzione di 6 opere commissionate ad altrettanti autori italiani (Alessandro Solbiati, Mauro Bonifacio, Fabio Cifariello Ciardi, Mauro Castellano, Fausto Sebastiani ed Alessandro Sbordoni) che utilizzeranno deliziosi testi tratti dal libro Stranalandia, di Stefano Benni – edito dalla Feltrinelli. Non si tratterà di un normale concerto bensì di uno spettacolo musicale affidato alla regia di Piero Maccarinelli ed alle scenografie di Colette Veaute, con l’intervento, in qualità di voci recitanti di Anna Nogara e Roberto Herlitzka. L’esecuzione dei brani musicali è affidata ad un folto gruppo di ottimi solisti diretti da Enrico Marocchini.

Il mio cordiale ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione della rassegna: in primo luogo allo sponsor ufficiale (il quotidiano “la Repubblica”), alla Fondazione Romaeuropa, alla RAI RadioTelevisione italiana (Radiotre), al Direttore del Conservatorio di S. Cecilia, all’Accademia d’Ungheria, all’Istituto Austriaco di Cultura, all’Istituto Polacco di Cultura, al British Council, alla Pro-Helvetia ed, infine, a Stefano Benni ed alla Casa Editrice Feltrinelli.

 

PROGRAMMA

ORCHESTRA STABILE E CORO DEL CONSERVATORIO “S. CECILIA”
Direttore Armando Krieger
Direttore del coro Luigi De Romanis
Solisti Patricia Adkins Chiti (mezzosoprano), Marco Serino (violino), Augusto Vismara (viola), Manuel Zurria (flauto)
Musica Alfred Schnittke (Monologo per viola e orchestra d’archi), Armando Gentilucci (Nei mari della vita per orchestra da camera*), Irma Ravinale (Les adieux per violino e orchestra), Goffredo Petrassi (Concerto per flauto e orchestra), Sophia Gubajdulina (Nacht in Memphis per voce, coro e orchestra**)
Presenta Enzo Restagno
*prima esecuzione assoluta **prima esecuzione europea
Concerto organizzato in collaborazione con Conservatorio di S. Cecilia
Conservatorio di S. Cecilia, Sala Accademica, 6 luglio 1993

ZEPHIR ENSEMBLE
Direttore
Francesco La Licata
Interpreti Eva Geraci (flauto), Gino Sgroi (clarinetto sib e mib), Dario Compagna (clarinetto sib e basso), Salvatore Ferraro (oboe), Antonello Lo Presti (fagotto), Tommaso Santangelo (corno), Francesco La Piana (tromba), Benedetto Modica (trombone), Salvatore De Giorni (pianoforte e celesta), Fulvia Ricevuto(percussioni), Lucio Garau (clavicembalo), Antonello Mameli (I violino), Antonio D’Amico (II violino), Luigi De Giorni (viola), Nicoletta Pintor (violoncello), Francesco Mercurio (contrabbasso), Luce Erard (voce)
Musica Detlev Glanert (Norden 5 quadri per ensemble: 1-Natura morta con tordo; 2-La cupidigia di Arianna; 3-L’autunno blu; 4-L’addio di Arianna; 5-Distanze), Francesco Pennisi (The wild swans, su una lirica di William Yeats, per soprano e sette strumenti), Betty Olivero( Presenze per dieci strumenti), Jan Müller Wieland (Narrativo e sonnambulo per otto strumentisti), Iannis Xenakis (A l_le de gorée per cembalo amplificato ed ensemble)
Teatro Vascello, 7 luglio 1993

KLANGFORUM WIEN
Direttore Olivier Cuendet
Interpreti Marino Formenti (pianoforte), Gundelinde Jäch-Miko (violino), Benedikt Leitner (violoncello), Donna Wagner (clarinetto), Silvie Lacroix (flauto), Lukas Schiske (percussioni)
Musica Beat Furrer (Aer per pianoforte, clarinetto e violoncello), Alberto Caprioli (John Cage variations per flauto basso, clarinetto basso, violino, violoncello e pianoforte), Clemens Gadenstätter (Musik für 6 instrumenten*), Gerard Grisey (Talea per flauto, clarinetto, pianoforte, violino e violoncello), Aldo Clementi (Duetto per flauto, clarinetto, violino e violoncello)
Presenta Raffaele Pozzi
*prima esecuzione assoluta
Concerto organizzato in collaborazione con Istituto Austriaco di Cultura
Teatro Vascello, 8 luglio 1993

TRIO HERNÁDI
Interpreti
Ákos Hernádi (pianoforte), Susanne Káldor (violino), Ekkehard Hessenbruch (violoncello), con la partecipazione del clarinettista Gábor Lieli
Musica Pál Rózsa (Quattro pezzi da Nove pezzi per pianotrio), Joseph Soproni (Musica da camera per pianotrio), Béla Bartók (Contrasts per quattro esecutori), Frank Abbinanti (Éste no es el siglo de las luces*), Vittorio Fellegara (Wintermusic), Giampaolo Chiti (Cahier des rêves*)
Presenta Riccardo Bianchini
*prima esecuzione assoluta
Concerto organizzato in collaborazione con Accademia di Ungheria
Accademia di Ungheria, 12 luglio 1993

NICOLA WALKER SMITH (soprano) E BERRIE WEBB (trombone)
Musica George Aperghis (Recitations per soprano), Geoff Smith (The tangled hair poems per soprano), Jonathan Harvey (Ricercare una melodia per trombone solo), Andreina Costantini (Eclipse per trombone solo*), Robert Marsh (The body tree per soprano e trombone), Giuseppe Colardo (Acque e terre per soprano e trombone), Daniele Lombardi (The definition of love*)
Presenta Susanna Pasticci
*prima esecuzione assoluta
Concerto organizzato in collaborazione con British Council di Roma
British Council, 16 luglio 1993

SILESIAN STRING QUARTET
Silesian Quartet Marek Mos (violino), Arkadiusz Kubica (violino), Lucasz Syrnicki (viola), Piotr Janosik (violoncello)
Musica Witold Lutoslawski (Quartetto per archi), Krzysztof Penderecki (Trio per archi, Quartetto per archi n. 1, Quartetto per archi n. 2, Unterbrochene gedanke)
Presenta Giovanni Bietti
Concerto organizzato in collaborazione con Istituto Polacco di Cultura
Istituto Polacco di Cultura, 19 luglio 1993

ENSEMBLE FÜR NEUE MUSIK ZÜRICK
Direttore
Jürg Henneberg
Interpreti Viktor Müller (pianoforte), Urs Bumbacher (violino), David Riniker (violoncello), Hans-Peter Frehner (flauto), Hansruedi Bissegger (clarinetto), Matthias Eser (percussioni)
Musica Christian Muthspiel (Versuch über Peter Handke), Klaus Huber (Ascensus), Nicolaus A. Huber (La force du vertige), Martin Wehrli (Bagattelle), Alessandro Melchiorre (Introduzione, allegro, adagio e finale*)
Presenta Sandro Cappelletto
*prima esecuzione assoluta
Concerto organizzato in collaborazione con Pro Helvetia
Istituto Austriaco di Cultura, 21 luglio 1993

 

ROMAEUROPA E LA MUSICA
di Monique Veaute

La musica. Questo ciclo di concerti conclude il nostro sguardo sul XX secolo. In otto anni abbiamo proposto una vasta rappresentanza di compositori giovani o affermati, borsisti delle Accademie venuti, coscientemente o no, seguendo le orme dei loro avi, nello spirito di continuità, di avanguardia o semplicemente in un momento di riflessione del loro percorso. Da Debussy borsista all’Accademia di Francia, a Detlev Glanert e Jan Müller Wieland borsisti oggi a Villa Massimo, è passato quasi un secolo.
Dobbiamo riflettere forse ancora una volta sul ruolo della musica contemporanea, sulla sua relazione con il pubblico, sui suoi modi di diffusione.
Il Festival è il luogo ideale per la sua espressione? O è l’occasione per ricondurla alla sua marginalità?
Questo dato di fatto rispettabile merita un diritto alla parola nella città, e perché no nella città della musica con il suo funzionamento continuo? Il nostro Festival deve riflettere sull’avvenire, riflettere con i creatori di altre forme musicali e forse iniziare un altro viaggio?

 

Rassegna stampa

“Akós Hernádi (pianoforte), Susanne Kador (violino) ed Hekkehard Hassenbruch (violoncello), più il clarinettista Gábor Lieli (i membri del Trio Hérnadi, n.d.r.), assolutamente sconosciuti in Italia, sono stati i protagonisti di un evento musicale vitale, ritmico, niente affatto uniforme. […] L’esecuzione poi, ci è sembrata interlocutoria, asciutta, dinamica. […] Il resto del programma oscilla tra gli Stati Uniti e l’Italia. Este non es el siglo de la luces dell’italoamericano Frank Abbinanti è una sorta di requiem infuocato dedicato ai morti di Sarajevo e del Medio Oriente. Cahiers des reves del romano Giampaolo Chiti crea invece un’atmosfera di mistero e ossessione all’interno di tre stanze sonore in cui abitano, separati, violino, pianoforte e violoncello. Il brano che più ammalia è però Wintermusic del milanese Vittorio Fellegara, radiografia millimetrata di uno stato d’animo doloroso. Gli strumenti? Affondano come un bisturi in una dimensione tutta fisica e tutta spirituale”.
(Marco Battelli, La classica vitalità ungherese, Il Tempo, 17 luglio 1993)

“Nicola Walker Smith soprano e Barrie Webb, trombone, sono i solisti che abbiamo ascoltato in un programma comprendente: Recitations, del 1978, per soprano solo, del greco George Aperghis, una filastrocca che alterna il parlato ritmico e timbrico con accumulazioni con effetto gramelot, quel tipo di lingua inventata che ha solo assonanze con la lingua che imita. Il 2° brano in programma, di Jonathan Harvey, dal titolo Ricercare una melodia (1985), è un pezzo per trombone solo e viene eseguito con lo strumento dal vivo e con lo stesso suono pre-registrato con effetti di eco e moltiplicazione allo specchio del suono. […] Giuseppe Colardo ha firmato nel 1988 Acque e Terre, un pezzo basato su sei versi tratti dalla raccolta omonima di Salvatore Quasimodo. Il brano è di grande impegno vocale e strumentale e per le fioriture melodiche sui versi e per il ruolo dello strumento. […] The definition of Love di Daniele Lombardi, in prima esecuzione assoluta, è un brano del 1993 che trae motivo d’ispirazione dalla poesia metafisica di autori inglesi del ‘700 e affida al canto, al parlato e al canto-parlato, sottolineato dal trombone, il tema dell’amore cerebrale. […] Il concerto, anche per la qualità degli artisti, è stato vivamente applaudito”.
(F.A., Incontro di voce e trombone, Il Secolo d’Italia, 20 luglio 1993)

“Il Silesian String Quartet: una formazione che vale la pena di tener presente, dato che questi strumentisti uniscono alla perfetta intelligenza dei testi presentati un calore e una corposità del suono (retaggio delle grandi scuole d’archi dell’Europa orientale) che conferisce al repertorio contemporaneo una carica comunicativa rara da riscontrare nelle analoghe e più “intellettive” formazioni occidentali”.
(Augusto Roca, Quattro strumenti ad arco per la calda avanguardia polacca, Il Manifesto, 21 luglio 1993)

“Impegnatissimo, il ferrato complesso esecutore, l’Ensemble für Neue Musik di Zurigo, – e in particolare il suo giovane, prodigioso percussionista Matthias Eser – tessono la trama di una vera ossessione sartriana sulle corde insistite di note tenute, vibrati fissi, fraseggi delicatamente furtivi e fulminei, giochi iterati di sonorità impercettibili, stratosferici fantasmi. Troppa ripetizione, in verità, ma mai come nella sorpresa finale diretta ancora da Jürg Henneberger, in cui buoni trenta minuti sono sembrati eterni nello spreco di separati “a solo” strumentali”.
(Renzo Bonvicini, Ensemble di Zurigo: da qui all’eternità, Il Tempo, 24 luglio 1993)